Negli ultimi decenni del ventesimo secolo il teatro sembrava messo alle corde.
Il moderno orizzonte della comunicazione dominato dai media e i nuovi percorsi autoreferenziali delle arti sembravano rendere inattuale questa plurimillenaria arte.
La forza di aggregazione comunitaria del teatro, la densità espressiva dei suoi segni viventi, radicati nel corpo dell’attore e di una comunità adunata sembravano non più necessari. Come al “cappellino antiquato” di cui parla un grande regista, Peter Brook, o come a una sofisticata bizzarria gli veniva prospettato un ruolo e uno spazio marginale.