Goldoni: il delitto è comico

Goldoni scrisse I due gemelli veneziani nel 1747 per Cesare D'Arbes, all'epoca celebre attore della Com-media dell'Arte, molto apprezzato nel ruolo di Pantalone.

Nei Mémoires, Goldoni racconta come è nata la commedia e le reazioni del pubblico del tempo.

"Per meglio consolidare la sua fama (n.d.r. del D'Arbes), bisognava farlo brillare a viso scoperto; era quello il mio disegno, il mio principale scopo. [...] Io lavoravo per lui a una commedia intitolata I due gemelli veneziani. Avevo avuto abbastanza tempo e modo per esaminare i vari caratteri personali dei miei attori. In D'Arbes avevo notato due movimenti opposti e soliti nel suo aspetto e nel suo giuoco. A volte era l'uomo di mondo più ridente, brillante e vivace; a volte assumeva l'aria, i tratti, i discorsi d'un sempliciotto, d'un balordo: e quei mutamenti accadevano in lui naturalmente, senza che ci pensasse.

Tale scoperta mi suggerì l'idea di farlo comparire sotto quei due aspetti nello stesso lavoro. [...] In quella commedia c'è un personaggio episodico che fornisce molta azione, prepara e compie la catastrofe. é un impostore di nome Pancrazio, amico del futuro suocero di Zanetto; egli aspira a conquistare il cuore o la mano di Rosaura, e si nasconde sotto il manto dell'ipocrisia. Quest'astuto uomo si impadronisce della mente dell'ingenuo bergamasco, gli dà a intendere che al mondo non c'è nulla di pericoloso come le donne. [...] Riecco il veleno; ebbi torto adoperandolo in due lavori consecutivi, tanto più che sapevo benissimo che simili espedienti non erano della buona commedia; ma la riforma non era ancora che in culla. D'altronde, che differenza tra gli effetti del veleno nella prima e quelli della seconda.

Il delitto nell'Uomo prudente è fonte d'un patetico che interessa e commuove; quello dei Due gemelli produce, nonostante l'orrore, incidenti spassosi e di vera comicità. Non c'è nulla di più piacevole della pazzia di quello sciocco il quale, persuaso di potersi vendicare della crudeltà delle donne col di-sprezzo, soffre e si rallegra nello stesso tempo. Avevo rischiato grosso, lo ammetto, ma conoscevo un poco il mio paese e la commedia fu portata alle stelle. Contribuì infinitamente al successo della commedia l'arte incomparabile di Pantalone, che si vide al colmo della gloria e della gioia".