"Freud o l'interpretazione dei sogni" - Melophobia: Freud e la musica

«Le opere d’arte esercitano una forte influenza su di me, specialmente la letteratura e le arti plastiche, più raramente la pittura – scrive Freud nell’introduzione al saggio sul Mosé di Michelangelo –. Sono stato indotto perciò a indugiare a lungo di fronte ad esse quando mi se ne è presentata l’occasione, con l’intento di capirle a modo mio, cioè di rendermi conto per qual via producano i loro effetti. Nel caso in cui ciò non mi riesce, come per esempio per la musica, sono quasi incapace di godimento».
In ogni caso Freud è consapevole del potere evocativo della musica che - scrive nell’Interpretazione dei sogni - sollecita i ricordi e “sfiora” le fantasie con essi collegate.

 

Nell’ultimo incontro organizzato dal Piccolo Teatro intorno allo spettacolo Freud o l’interpretazione dei sogni di Stefano Massini, regia di Federico Tiezzi, intitolato Melophobia: Freud e la musica il professor Emilio Sala, docente di Drammaturgia musicale all’Università degli Studi di Milano, ci parlerà dell’oscuro rapporto tra il fondatore della psicanalisi e la musica: era veramente “melofobia”?