"Il teatro comico" - Carlo Goldoni: la riforma in scena

Questa, ch’io intitolo Il Teatro Comico, piuttosto che una Commedia, prefazione può dirsi alle mie Commedie. In questa composizione, ho inteso di palesemente notare una gran parte di que’ difetti che ho procurato sfuggire, e tutti que’ fondamenti su’ quali il metodo mio ho stabilito, nel comporre le mie Commedie.
Inizia così “L’autore a chi legge”, testo che Carlo Goldoni era solito scrivere a prefazione delle sue commedie, pubblicato come introduzione a Il teatro comico.
Chiaro è l’intento di Goldoni di spiegare la sua “riforma” del teatro, allontanandosi dalle «sconce arlecchinate, laidi e scandalosi amoreggiamenti, e motteggi, favole mal inventate, e peggio condotte, senza costume, senz’ordine» (Carlo Goldoni, Opere, vol. I Prefazione dell’autore alla prima raccolta delle commedie Bettinelli, Venezia 1750) per giungere a commedie che, confrontandosi con il “libro del mondo”, restituissero un carattere “naturale” a vicende, personaggi, situazioni e ambienti e con il libro del teatro consentissero una messa in scena più adatto a catturare l’attenzione del pubblico.

Della riforma goldoniana parla Mariagabriella Cambiaghi, docente di Storia del Teatro all’Università degli Studi di Milano, nel primo incontro dedicato all’approfondimento dello spettacolo Il teatro comico, regia di Roberto Latini, nuova produzione del Piccolo Teatro in scena al Teatro Grassi dal 20 febbraio al 25 marzo. Coordina l'incontro Anna Piletti.